venerdì 19 giugno 2015

Di Jurassic World - o di come rendere orrendo un film che poteva avere del potenziale -

Diciamocelo, già dal trailer si sentiva odore acre di tamarrata. Ma quando cresci con il "mito" di Jurassic Park, pur sapendo di andare incontro a una delusione, il biglietto del cinema lo compri ugualmente.
E purtroppo... Ti rendi conto che il film è ancora più deludente del trailer in cui, per inciso, ti avevano già spoilerato tutta la trama e quasi quasi anche il finale.
In molti, nostalgici, si sono accontentati dei riferimenti che vengono sciorinati sul primo film, a tutt'oggi inarrivabile, ed è bastato a rendere piacevole il film.
Film sicuramente di grande impatto visivo, ma davvero basta solo questo?
Analizzando bene, ci si accorge di quante falle siano presenti in questa pellicola, di quanto la trama sia permeata da una pochezza disarmante e da uno spettacolo vuoto.


Innanzitutto partiamo dal principio: quello che presumibilmente è il sogno di chiunque abbia amato il Jurassic Park, è "finalmente" realtà. Il parco a tema tanto sognato da John Hammond è completo, è stato aperto da quasi quattro anni e funziona perfettamente. Il numero di visitatori giornalieri è impressionante e tutto va a meraviglia.
Pare non sia importante star li a spiegare COME abbiano ripreso il progetto del parco o CHI abbia dato le varie autorizzazioni avvallandolo (considerando che si sapeva cosa fosse successo vent'anni prima).
Ci basta sapere che Hammond ha lasciato l'isola nelle mani di un riccone, e da lì è ripartito tutto.
Poi, se ci fossero o meno dinosauri sopravvissuti, se e come li abbiano riacchiappati ecc ecc sono cose da poco. Tanto questo mica è un film con una trama seria come il primo, eghè.

Ma torniamo al progetto del parco, che è chiaramente una copia di ciò che era il vecchio, solo in versione più grande e con qualche modifica, che vedremo più avanti.
I personaggi che ci presenta il film sono: Claire Dearing, una donna stakanovista che lavora alla dirigenza del parco vedendolo fondamentalmente come un parco in cui sono presenti non animali ma "attrazioni";
i suoi due nipoti non esattamente sveglissimi, Zach e Grey, mandati su Isla Nublar dalla sorella di lei a causa di una possibile crisi matrimoniale;
Owen Grady, che svolge ricerche comportamentali sui Velociraptor (una delle parti chiave ed assurde del film);
Il Dottor Wu, conosciuto nel primo Jurassic Park, che ora assume finalmente le connotazioni del libro di Crichton standoci ovviamente meno simpatico;
ultimi, ma non per importanza, i componenti della InGen, tra cui spicca Vic Hoskins, responsabile delle operazioni di sicurezza nonchè cattivone della situazione.
Ah si, certo, non dimentichiamo il riccone di turno che ha dato il via a tutto questo, Simon Masrani.



Dopo aver fatto le presentazioni generali partiamo con il film, ricco di carrellate su pochissimi dinosauri che fanno da attrazione nel parco. Viene data grande attenzione al Mosasauro, un dinosauro marino che è protagonista di uno show in perfetto stile delfinario dei nostri tempi.
Ci sono i cuccioli di triceratopo che vengono, loro malgrado, cavalcati dai bambini di tutte le età.
C'è la passeggiata dentro la Giosfera, in mezzo ai dinosauri erbivori.
C'è addirittura il T-Rex, ma noi non lo vediamo: la solita, povera, capretta sacrificale in bella vista aspetta di essere mangiata dal nostro amico, che non viene mai inquadrato.
E poi? Poi basta.
Sì, perché nel parco ci sono ventordicimila specie, ma noi ne vediamo nemmeno una decina. Prima approssimazione del film, ed anche piuttosto grossolana.

"Senta, è previsto che si vedano dei dinosauri nel suo Parco dei Dinosauri?" (cit. Ian Malcolm)

Si punta alla carrellata veloce su due o tre cose per entrare nel clima del parco, e poi si va via veloci a quello che sarà il succo della storia.
Ovvero questo: vedere un dinosauro ormai è scontato (e come no!), il pubblico alla lunga si stufa, preso com'è dall'uso degli immancabili cellulari. Quindi i geniacci della InGen hanno deciso di dare vita ad un ibrido, utilizzando vari geni di altri dinosauri: Velociraptor, T-Rex, altri dinosauri vari ed eventuali che non vengono specificati nel film, più seppia, raganella e serpente. E già che c'erano, anche qualche avanzo che gli restava nel frigo.
Sapete com'è, occorre assolutamente "L'effetto WOW" per portare ancora più turisti.
Fieri del loro operato, vanno a mostrare allo spettatore in sala l'Indominus Rex.
Dargli un nome normale da dinosauro pareva brutto, per cui hanno scelto la prima cagata che gli passava per la testa.



Dicevamo quindi, un ibrido dal nome ridicolo per attirare più turisti.
Si scoprirà in seguito che dietro alla sua creazione non c'è solo il fine di spettacolarizzare il parco, bensì l'idea di utilizzarlo come arma vivente, in forma ridotta e chiaramente fedele ai suoi creatori. Insomma, un piano molto credibile.
Da qui il film prende la rincorsa a grandi passi verso il ridicolo e il prevedibile.
L'Indominus rex, come nella migliore delle tradizioni non solo ha mangiato il fratello, ma possiede un'intelligenza quasi disarmante. Ce ne accorgiamo dal fatto che non solo capisce di avere sottopelle un chip di localizzazione, ma addirittura capisce A COSA SERVA, tanto da usarlo come trappola per attirare gli umani.

"Si è strappato il chip di localizzazione"
"Sapeva come toglierlo?"
"Ha memorizzato l'operazione"

Risate in sala.
Ma come si fa a spararla così grossa... rendendo ridicolo un momento che probabilmente doveva essere di una serietà paurosa.
Come se l'ibrido, sedato (a meno che qualche coraggioso non glielo abbia infilato mentre era sveglio), potesse ricordare di come/quando/dove glielo avessero impiantato.
Va beh, ci diciamo, rassegnamoci alle cazzate. Perché mica finisce qui!
Eh no! E' talmente intelligente da capire che non viene controllato solo attraverso il chip di localizzazione, ma anche tramite sensori termici, che neutralizza facilmente grazie appunto al DNA di serpente.
Mica bruscolini, insomma.
Questo geniaccio trova modo di uscire dal suo recinto e, com'era stato ampiamente mostrato nei trailer, inizia a fare strage di cose, persone, nomi, cognomi, fiori, frutti e città...
Non lo si riesce a fermare, nonostante siamo nel 21esimo secolo non esistono delle armi per polverizzarlo.
E com'è ancora più ovvio, c'è sempre qualcuno che ragiona al John Hammond style, non volendo uccidere l'ibrido poiché è costato uno sproposito di denaro.

L'unico modo per salvare capre e cavoli... ah no, le capre non si salvano nemmeno qui, ma va beh, l'unico modo per salvare il salvabile pare essere solo uno: sguinzagliare i Velociraptor!
Ebbene si, una tra le specie di predatori più feroci ed istintive della storia, stavolta sta eccezionalmente dalla parte degli umani.
Perché? Perché Owen, un'incrocio tra Capitan America e Action Man (comunque il personaggio più riuscito di questo film) li ha addomesticati.
Come? Crescendoli in cattività in un cortile -letteralmente- in cui se parcheggi due smart stanno strette, ed abituandoli alla sua presenza. Dandogli, oltretutto, dei nomi talmente ridicoli che in confronto cani e gatti possono vantarsi di chiamarsi "Fido, Bobby e Fuffy".



Vengono quindi sguinzagliati e corrono verso la preda insieme ad Owen e alla sua squadra, convinti di poter così catturare/uccidere (non si sa) l'ibrido.
Ma come dicevamo, l'I-rex non è stupido: avendo nelle vene il DNA di qualunque cosa, si scopre che grazie al gene del Velociraptor può comunicare con loro, e aizzarli contro i loro "padroni".
Ecco, a questo punto ci si dovrebbe stupire.
Ma figuriamoci, è tutto talmente prevedibile che in sala si capiva già dove si sarebbe andati a parare.


Se le scene fino a qui girate sono sembrate grottesche, da questo momento in poi partono quelle letteralmente IMPOSSIBILI:
-  inseguimento dell'I-rex tra moto e dinosauri;
-  i due ragazzini che si salvano dall'incontro più che ravvicinato con l'ibrido;
- Sempre i ragazzini che riavviano la vecchia jeep del JP a mò di Mc.Gyver e la guidano fino ad uno dei vecchi cancelli del JP.


Arriviamo finalmente verso quello che un po' tutti ormai si aspettano: botte da orbi tra dinosauri.
L'ibrido viene attaccato dai Velociraptor, tornati dalla parte di Owen che, dal canto suo, prende la bestia a fucilate intervallando gli attacchi dei raptor.
A Claire, fino a quel momento snob, poco furba e lenta di comprendonio, viene l'idea geniale: andiamo a citofonare al T-Rex e buttiamolo nella mischia.
Avrete sicuramente notato che, in questa parte più concitata, tutte la attrazioni del parco sono straordinariamente vicine. Poco importa se il parco si estende su migliaia di ettari e per vedere tutte queste "attrazioni" hai fatto i chilometri: al momento del bisogno, sono tutti vicini di casa.

Ma torniamo al T-Rex. Diciamocelo, tutti noi abbiamo aspettato e sperato che gli dedicassero una scena degna di questo nome, e siamo stati accontentati.
Ma il modo in cui viene fatto uscire dal suo recinto, seppure omaggiando Spielberg scimmiottando Alan Grant e Ian Malcolm con il bengala, è ridicolo.
In un recinto di dimensioni immani, gli apri la porta e lui, anzi, LEI, sta già lì sull'uscio in attesa.
Evvai di credibilità.


Ma sul momento sei talmente gasato nel vedere finalmente il tuo vero idolo che dici "va bene così, sorvoliamo". Non fai in tempo a finire la frase che parte una delle scene meno credibili della storia. 
Un bestione di ventordicimila tonnellate, con una velocità in corsa che raggiunge i 50 k/h, viene seminato da una ragazza che corre con i tacchi
Eccerto.


In ogni caso, il T-rex viene buttato nella mischia, e il film inizia a somigliare sempre più a Gozzilla ed altri film giapponesi, piuttosto che a un Jurassic Park qualunque.
L'Indominus, per farla breve, prende una saccagnata di botte prima dai Raptor, poi dal T-Rex e successivamente viene affogato e mangiato dal masosauro che casualmente passava di lì.
Ve l'ho detto, tutti vicini di casa a chilometro zero.
Probabilmente il parco era solo una pineta.
La morale intrinseca è che l'ibrido viene sconfitto dai dinosauri Veri, quelli che hanno l'istinto predatore vecchio di milioni di anni, quelli che hanno prestato il loro DNA per creare qualcosa di falso come una moneta da 5€.
Ti aspetti che l'agonia sia finita, ma la tamarrata finale deve ancora arrivare.
Dopo i saluti ossequiosi tra il T-Rex ed il Raptor, che vanno ognuno per la sua strada, Owen, Claire e i due ragazzini si trovano per l'ultima volta davanti all'amichetto Velociraptor. Che anzichè trucidarli, come natura avrebbe voluto, gli strizza l'occhiolino per la serie "Bella ragà, ci vediamo alla prossima", alza le zampe e se ne va.
Così.
Come se non bastasse, dopo aver sopportato fino a questo punto, ci becchiamo la scena d'amore più patetica della storia e la tristissima frase del "restiamo insieme per la sopravvivenza della specie".


In sintesi: trama inesistente; caratterizzazione dei personaggi che rasenta lo zero (Tranne Owen Grady, come si diceva prima); stupro della colonna sonora di John Williams, usata nei momenti meno opportuni; effetto nostalgia del primo film completamente mancato; nessuna empatia tra pubblico e personaggi, che sono talmente perfetti da rendere impossibile l'immedesimarsi in almeno uno di loro; morale malriuscita del fatto che se "costruisci male", tutto poi ti si ritorce contro; vagonata di punti interrogativi che vagano disperatamente irrisolti.

Sarà anche destinato ad essere campione di incassi, ma il panorama cinematografico attuale, ed i gusti superficiali dello spettatore medio insegnano che non sempre ciò che guadagna di più è un lavoro di pregio.
Il film è un'accozzaglia male assortita di tutto quello che un fan(atico) di Jurassic Park immagina nei suoi sogni peggiori, e dimostra che non basta strizzare l'occhio al primo film con riferimenti sterili sparsi qua e la per farne un degno sequel.
Ma del resto, cosa ci si poteva aspettare?
Jurassic Park è solo uno, e non è un caso che sia tratto da un libro strutturato alla perfezione, che invita a riflettere sul potere della creazione e sulla questione se sia realmente opportuno sfruttare ogni nuova scoperta effettuata.